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22 Aprile 2020Nel corso del tempo gli studiosi si sono chiesti un sacco di volte cosa fosse il cinema. Fino a qualche decennio fa la domanda riguardava soltanto la forma e non il modo di fruirlo ma da qualche anno (ormai direi parecchi) a questa parte le cose stanno diversamente, soprattuto oggi.
In che senso? Beh, se ci pensiamo la risposta è piuttosto semplice. Ci basta uno smartphone, una buona connessione internet, un abbonamento (se non si vuole fare i pirati) a una piattaforma di streaming e il gioco è fatto.
Nuove abitudini che hanno messo in grossa difficoltà le sale cinematografiche, sempre più deserte, che oggi però, in tempi di pandemia, si trovano costrette a guardare proprio alla rete per mantenere il contatto con i propri affezionati spettatori.
È il caso dell’Arsenale di Pisa, storico cineclub di riferimento pisano (chi ha fatto come me l’Università lì, lo sa) che senza perdersi d’animo ha rimesso in piedi in rete i suoi storici incontri a base di film e discussioni con gli autori.
Ultimo ma non ultimo quello con i registi Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, autori del bellissimo “Sicilian Ghost Story” (2017), che nell’occasione si sono resi disponibili per parlare del precedente “Salvo” (2013). Quindi, domenica 19 Aprile, RaiPlay (la nuova piattaforma virtuale Rai) è diventata la sala in cui dalle 16.30 è stato trasmesso il film, mentre il canale YouTube del cinema il luogo dove ritrovarsi a fine “proiezione” per dialogare proprio con i suoi autori.
Il film merita e molto. Grassadonia e Piazza sono due che la sanno lunga e sono due cinefili che, come ci hanno raccontato, guardano al cinema di genere del passato “da John Ford a Melville”. “Per “Salvo” abbiamo pensato a “Le Samourai” con Alain Delon che ci ha ispirato anche nella ricerca dell’attore protagonista del nostro film, l’attore palestinese Saleh Bakri”.
E in “Salvo” tutte queste influenze, comprese quello dello spaghetti western di Sergio Leone (“certo, un modello è stato anche lui”), si vedono tutte.
Quando gli chiedo cosa può insegnarci questa situazione di isolamento, non hanno una risposta precisa da darmi. L’incertezza del futuro di tutto il sistema cinematografico è qualcosa con cui dovremo imparare a fare i conti ma che ancora è difficile da decifrare. Ribaltando il pensiero dei Sex Pistols potremmo dire che “sappiamo cosa vogliamo ma non sappiamo come ottenerlo”.
Intanto Grassadonia e Piazza, confessano, che stanno scrivendo il nuovo film. “Non possiamo dire di più. Porta sfortuna”.
Noi intanto speriamo di rivederli presto con qualcosa di loro. Nel buio della sala. Su grande schermo.
Stefano Cavalli




