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16 Aprile 2020In Toscana usiamo dire “E’ lunga come la camicia di Meo”, che significa continuare un discorso oltre misura, solo per polemizzare, per essere puntiglioso, oppure per rimarcare che una certa questione è divenuta troppo “strascicante”.Ebbene l’origine è fiorentina, lo conferma lo studioso Lorenzo Molossi nella sua opera dal titolo: “Nuovo elenco di voci e maniere di dire biasimate e di altre che sembrano di buona ragione …” del 1839. Poi questo detto si diffuse in quasi tutta la regione, ma chissà da quanto tempo.
Ma chi è Meo? Il Meo in questione, è un personaggio realmente esistito, è il diminutivo di Bartolomeo, ed è probabilmente Bartolomeo Colleoni, condottiero e capitano di ventura bergamasco del XV secolo. Condottiero molto conosciuto per i continui fatti d’arme, dopo aver combattuto col Caldora durante l’assedio di Bologna nel 1429, combatté negli anni seguenti per i Fiorentini nella guerra contro Lucca e fu catturato da Niccolò Piccinino in Val di Serchio, passò poi a servizio dei Veneziani nel 1431.
Per questo fu molto conosciuto a Firenze e, a volte, fu schernito dal popolo con un malizioso gioco di parole collegato al cognome e a quello che poteva ispirare come parte anatomica del corpo, da cui veniva facile rima, ma non solo, perché la desinenza del suo patronimico derivava proprio dalla parola coglione. Da qui l’ovvia giustificazione della lunghezza della sua camicia che serviva a contenere e coprire, diciamo certi ‘’gioielli’’, appariscenti, ma di scarsa sostanza.
I Colleoni sono un’antica nobile famiglia, di origine longobarda discendente da un ramo della famiglia Suardi di Bergamo.
Il nome Colleoni deriva dalla parola latina coleus (testicolo) adottato già nel 1123 da Ghisalberto. Il loro stemma, è un arma parlante, infatti è composto da uno scudo troncato con due paia di testicoli bianchi in campo rosso e un paio di testicoli rossi in campo bianco.
Bartolomeo Colleoni era molto orgoglioso del suo stemma tanto da riempirne le sue dimore, ma successivamente l’arma fu modificata da alcuni rami della famiglia, con i cuori capovolti.
Michele Fiaschi




