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2 Aprile 2020Per gli appassionati delle sue avventure prima letterarie, poi cinematografiche e
televisive, Sherlock Holmes è sempre stato qualcosa più che un personaggio di fantasia. Il personaggio apparirà per la prima volta nel 1892 nella raccolta di racconti “Le avventure di Sherlock Holmes” scritte da Conan Doyle, un medico scozzese di origini irlandesi, che viveva a Londra.
Da allora il famoso detective di Baker Street è diventato sempre più celebre e famoso e la casa dove viveva, in Baker Street, è diventata un luogo di culto visitato ancora oggi da un gran numero di appassionati. Oggi la casa è un museo, e i visitatori girano per le stanze toccando i mobil, guardando la sua camera da letto e osservando quel camino davanti al quale Sherlock Holmes elaborava le sue teorie e dava via alle deduzioni che gli permettevano di risolvere i vari casi che gli si presentavano.
Sherlock Holmes è più celebre che mai, radicalmente e tradizionalmente inglese, eppure in possesso di un fascino e di un magnetismo che lo rendono ancora oggi personaggio universale.
Quattro romanzi. 56 racconti, traduzione in 63 lingue, e poi una serie infinita di adattamenti cinematografici, teatrali e televisivi. Eppure ai suoi tempi Mr. Doyle, di professione medico, aveva pensato di “uccidere” il suo personaggio….geloso della troppa popolarità e voglioso di far vedere che sapeva scrivere anche di altre cose, ma la reazione dei lettori fu talmente furibonda che l’editore impose allo scrittore di riportarlo in vita e da allora si può dire che “colui che non è mai nato” è ancora ben vivo; non volendo Sir Arthur Conan Doyle ha finito per renderlo immortale.
E del resto già a fine Ottocento i lettori pensavano che Holmes fosse una creatura realmente esistita e che il dottor Watson, medico come Doyle, non fosse altro che l’alter ego dello stesso Conan Doyle.
L’arrivo poi del cinema e la trasposizione cinematografica del personaggio,reso famoso dall’attore Basil Rathbone con la mantellina di tweed, il cappellino con il paraorecchie, la pipa ricurva, insomma ecco Sherlock Holmes in carne e ossa.
Partendo da questi assunti ecco in libreria ” A Londra con Sherlock Holmes” (Perrone editore) dove Enrico Franceschini, a lungo corrispondente da Londra per Repubblica, realizza una sorta di omaggio,quale appassionato lettore sin da ragazzo delle storie del detective, alla città dove ha vissuto tanti anni e al detective stesso.
Franceschini ci conduce a spasso nella Londra di Sherlock Holmes passando da tutti i luoghi che Conan Doyle frequentava e che naturalmente erano diventati anche i luoghi di Holmes, in quanto lo scrittore vi ambientava le sue storie.
Eccoci al più vecchio ospedale di Londra, il Saint Bartholomew’s Hospital dove Sherlock Holmes incontra Watson in un famoso ristorante, ancora oggi esistente, Simpson’s nello Strand, poi un giro tra il Lyceum Theatre, il Covent Garden, Piccadilly Circus. Un gruppo di strade ben raccolte in un piccolo diametro dove Doyle passava buona parte della sua vita.
Franceschini fa un po’ di storia, ad esempio si diverte a sfatare alcune leggende, vedi la celebre frase “elementare ,Watson” che non compare in nessuna delle storie di Holmes e Watson.
Franceschini nel suo soggiorno londinese abitava nei pressi di Baker Street, e tutti i giorni per andare al lavoro passava davanti a quella che ancora oggi è la casa-museo, meta di tanti turisti in visita a Londra. Un’abitazione di fantasia per i San Tommaso che se non vedono non credono, ma il fatto è che a quell’indirizzo è stata “creata”la casa di Holmes seguendo alla lettera la descrizione che veniva fatta nei libri.
Nel suo libro Franceschini è bravo nel ricreare l’atmosfera vittoriana ma anche nel farci scoprire quella che è la Londra di oggi. Naturalmente il giornalista vuole anche dare le sue conclusioni sul fenomeno Holmes. Questo enorme e duraturo successo è certo legato alla grande personalità del protagonista, un uomo “moderno” perché fondamentalmente ben gli si adattava la definizione di “pratico, pragmatico , razionale” il che gli permetteva di mettere la sua psicologia e la sua abilità deduttiva al servizio della legge..
Molti gli itinerari che Franceschini ci ricorda e dove Holmes conduceva la sue inchieste. E d’altra parte non per niente viveva a Londra, già allora la culla del raziocinio e dell’illuminismo, e naturalmente anche all’avanguardia nei metodi di indagine poliziesca.
Franceschini si confessa un innamorato di Londra, lui che è stato corrispondente nelle maggiori capitali del mondo: Londra non ti fulmina al primo sguardo ma quando la conosci non l’abbandoni più, diventa “l’amore della tua vita”.
E lo stesso vale per Sherlock, colui che sapeva osservare il prossimo e capire cosa ci fosse dietro ogni dettaglio.
Sentenziò T.S.Eliot: “Ogni scrittore deve qualcosa a Sherlock Holmes” e Franceschini aggiunge . “…..anche ogni lettore”.
In questi mesi che viviamo segregati in casa vi ho voluto parlare di un libro che idealmente vi fa viaggiare nella storia, nella letteratura, e anche all’interno di una grande metropoli. Approfittatene gente, approfittatene.!
Giuseppe Previti



