
Corona permettendo…
10 Marzo 2020
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11 Marzo 2020Arriva da Pistoia, ha 31 anni, una laurea in lingue e letterature orientali, specializzata in Cinese con Master in insegnamento dell’Italiano a stranieri, fondatrice e responsabile didattica di una scuola di Italiano a Nanchino – Basilico – insegnante e traduttrice di cinese e italiano anche on line: questa è Diletta Caprilli che da sei anni vive e lavora in Cina e oggi mi ha raccontato come è stata gestita l’emergenza Corona Virus nel Gennaio 2020 nel Paese in cui abita.
Diletta mi dice che appena rientrata da Pistoia (24 gennaio) in Cina alle prime avvisaglie di questo nuovo virus ( da 27 gennaio fino al 21 Febbraio) le autorità locali hanno subito consigliato di uscire solo il minimo indispensabile, evitando contatti e sempre con la mascherina; mi dice però che i giorni più duri sono stati quelli dal 10 al 21 febbraio nei quali avevano consigliato di non uscire proprio :
”Io sono andata fuori solo per portare il cane, che ho adottato perchè a migliaia erano stati abbandonati per le strade, lui m’ha seguito fino a casa e non ho avuto il coraggio di lasciarlo in strada. Tra l’altro nessun animale domestico ha attaccato il virus a umani solo un caso in cui però è stato il padrone a infettare il cane…”
Le chiedo quali attività commerciali siano rimaste aperte durante quei giorni di isolamento:

Diletta Caprilli
”Nessuna! A parte le farmacie, i supermercati e gli alimentari. Chiusi negozi di abbigliamento e di ogni altro genere, i ristoranti e bar , solo alcuni si erano organizzati con il delivery , cioè portare il cibo a domicilio ma lo dovevano lasciare al portone, non arrivare alla porta di casa. Scuole chiuse naturalmente e lo sono sono tuttora, dovrebbero riaprire il 16 Marzo.Tutta la città era sigillata nessuno poteva entrare. “
Come in una fortezza, le chiedo: ” Sì esattamente e ogni compound è rimasto con una sola entrata , in cui si può accedere solo con una card e dove ci sono sempre volontari che prendono la temperatura, anche oggi.”
Chi meglio di lei, mi chiedo allora, pistoiese trapiantata in Cina, che conosce entrambe le mentalità può parlare ai nostri cuori e alle nostre orecchie che a volte sembrano diventate sorde a certi solleciti da parte delle autorità?
Ecco le sue parole che ci ricordano come in questo particolare momento sia pericoloso continuare a svolgere una vita “normale” portando avanti certe nostre abitudini quotidiane che adesso possono davvero vanificare il duro lavoro dei medici e di tutti coloro che lavorano per curarci:
”La colpa non è vostra se le informazioni che vi danno sono confuse, se le ordinanze che emettono non sono chiare. Se però lo fate solo perché ribellarsi alle regole fa “ganzo”, allora sì, siete più carnefici che vittime. Siccome chi dovrebbe prendere decisioni serie e darvi direttive chiare non ce la può fare, provateci voi da soli, seguendo il vostro senso etico e civile. Fatelo non per voi, che magari lo prendete sotto forma di raffreddore, tosse e mal di pancia (ed è probabile, perché non abbiamo gli anticorpi per questo nuovo virus).
Fatelo per gli anziani e per i malati.
Fatelo per gli infermieri e i medici che ogni giorno sono esposti a un rischio sempre più alto.
Fatelo perché i posti in terapia intensiva negli ospedali sono molti meno rispetto a quelli che servono, perché tanti sono i casi di coronavirus che la richiedono.
Fatelo perché più aspettate, più sarà il tempo che dovrete aspettare perché torni tutto alla normalità.
Non andate al bar, al ristorante, in palestra, e non lasciate che i vostri figli escano e vadano a fare le vasche in centro.
State in casa a guardare Netflix o quello che vi pare e uscite solo per fare belle passeggiate all’aria aperta dove non c’è gente (e se ce l’ho fatta io che sto in una città di 8 milioni di abitanti in Cina, ce la potete fare anche voi a Pistoia! ).
Se potete, concedetevi il lusso del servizio “spesa a domicilio”, sennò andate al supermercato e mantenete le distanze raccomandate.
Nella speranza che arrivi una manna dal cielo e vi obblighi a chiudere tutto, lasciando aperti supermercati, farmacie e chi può fare delivery o asporto o vendere tenendo aperta solo la porta di ingresso senza far entrare gente, a farvi lavorare online per quanto possibile, a non radunarvi, a portare tutti le mascherine e a non muovervi dalle vostre città per 15 giorni, nella speranza che questo accada, dicevo, vi auguro che vi accorgiate che la salute vostra e degli altri vale più dei soldi persi in quindici giorni di non lavoro.
Qui ha funzionato e nel giro di venti giorni “uscimmo a riveder le stelle”, ve lo giuro.
Cari saluti a tutti da quella pistoiese in Cina che “do’ va va” viene scansata dal resto del mondo. E mi raccomando: non abbandonate gli animali!”
Sono d’accordo su tutto quello che dice Diletta ma su una cosa si sbaglia : sarà sempre la benvenuta nella nostra città, lei è, infatti, la nostra “Cina da Pistoia” come ama definirsi, scherzando. E forse meglio di altri ci ha indicato la soluzione per questo grave problema. Ascoltiamola e seguiamo l’esempio di chi è più disciplinato di noi perchè prima si chiude, prima si riaprirà ogni attività al momento sospesa.
Michela Ricciarelli




