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19 Febbraio 2020Un nuovo ponderoso volume di Amedeo Bartolini, ex ordinario di lettere al Liceo Statale Scientifico Colucci Salutati di Montecatini Terme, e già sindaco della stessa città, rappresenta un punto di svolta negli studi, assai numerosi, del grande poeta italiano Giuseppe Giusti, nato, come è noto, a Monsummano Terme nel 1809 e morto nel 1850 a causa della tubercolosi che lo aveva colpito molti anni prima.
Il titolo di questo libro è “Riscoprire Giuseppe Giusti, Religiosità e Modernità”. E’ un libro di quasi 500 pagine, con numerosi rimandi biobibliografici e rappresenta un punto di svolta, prima di tutto, per l’apparente contraddittorietà, come quella di riscoprire questo grande poeta che fu a suo tempo duramente criticato da alcuni grandi scrittori e poeti italiani, quali Niccolò Tommaseo e Giosuè Carducci; fu inoltre messo in dubbio da alcuni suoi “falsi amici” come Gino Capponi e Ferdinando Martini che nascosero (soprattutto il primo) numerose poesie, lettere e altre carte, oppure si prestarono a produrre ipotesi negative. Fu soprattutto la teoria poetica di un grande filosofo italiano, quale Benedetto Croce, che in un suo famoso libro ebbe a sostenere la tesi che la vera poesia è solo la poesia lirica, escludendo gli altri generi poetici, quale la satira.
In tal modo Benedetto Croce escluse dal novero dei poeti almeno l’80% della letteratura mondiale. Tale teoria fu fatta propria dall’Accademia Universitaria Italiana per lunghi decenni provocando una riduzione della statura poetica di Giuseppe Giusti.
Amedeo Bartolini, in contrasto con la critica accademica prevalente, può quindi affermare di riscoprire la grandezza poetica di Giuseppe Giusti, oltretutto ponendo come sottotitoli due argomenti che la critica di solito evitava. E cioè la religiosità e la modernità.
In questo senso gli esempi numerosi che riporta attestano che ha perfettamente ragione e di questo gliene dobbiamo essere tutti grati.
Ciò non vuol dire, come in tutte le opere dell’Uomo, che non ci siano punti i quali meritano degli approfondimenti, cominciando dal discorso che la religiosità del Giusti si rifà a Sant’Agostino. E’ proprio da Sant’Agostino che Lutero partì per fondare la sua riforma che, guarda caso, trovò nel 1500 largo seguito a Lucca e in Valdinievole. Quindi tutte le affermazioni, apparentemente anticlericali del Giusti, affondano le radici nella negazione del largo uso del culto dei Santi e di tante altre devozioni che sono una parte importante della religiosità cattolica. Basti pensare alla famosa poesia ”Il papato di Prete Pero”. La religiosità di tipo protestante fu rafforzata dall’amicizia del nonno materno Celestino Chiti, col grande storico ginevrino calvinista Sismondi e dai colloqui di Giuseppe Giusti con lo storico.
Un altro aspetto merita un approfondimento, per le conseguenze anche personali, che ebbe il Giusti negli ultimi anni degli avvenimenti nazionali e sociali che accaddero nel 1847. Infatti se è vero che il movimento per l’Unità d’Italia ebbe una espansione continua e quasi trionfale è altrettanto vero che nel maggio 1847 si ebbero agitazioni sociali dove confluivano la crisi agraria e quella industriale a livello europeo.
Proprio a Monsummano nel maggio del 1847 i dimostranti, quasi rivoltosi, occuparono la stessa casa natale di Giuseppe Giusti per protestare contro il padre Domenico, all’epoca sindaco di Montecatini.
Infine vi è il discorso relativo alle poesie e lettere nascoste all’epoca e ancora oggi occultate, che quindi impediscono di conoscere una parte della poetica del Giusti.
Nell’esame che fa Bartolini delle ultime poesie scritte da Giusti prima di morire, a mio giudizio, ve ne sono alcune che richiamano un concetto caro, in quegli anni, a un grande filosofo tedesco: Ludwigh Feuerbach.
Nel “Essenza del cristianesimo” in cui il rapporto non è solo tra Dio e l’Uomo, come in Sant’Agostino, ma anche fra l’uomo e Dio.
C’è anche un ulteriore aspetto, secondo me, che conferma la grandezza del Giusti sul piano della religiosità e modernità. Il poeta anticipa di decenni la teoria del famoso gesuita filosofo e scienziato francese Teilhard De Chardin che ha sostenuto, ai primi del novecento, la teoria evoluzionista ricondotta al futuro. Cioè l’umanità attraverso perfezionamenti successivi nell’evoluzione arriverà al Punto Omega, la perfezione nell’uomo Dio.
Giusti infatti in una delle ultime poesie afferma:” E’ la vita una magione, che c’è dato a seguitare, un disegno del padrone.”
Più avanti Giusti ancora scrive: “Ogni secolo, ogni gente.”
Lavorando arriva “all’ultimo piano e addirittura alla soffitta”.
Sulla base di questo posso concludere che Giusti ha precorso il pensiero di Teilhard De Chardin. E questo è un fatto che ne rivela la grandezza del suo pensiero filosofico.
Professore Renato Risaliti



