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15 Febbraio 2020A pranzo con Don Chisciotte. Ne parliamo con Laura Ulivi, la Presidente della omonima Cooperativa Sociale.
L’amore è invisibile, entra ed esce dove vuole senza che nessuno gli chieda cosa stia facendo. (Miguel de Cervantes – Don Chisciotte della Mancia)
Inizio con questa frase tratta dal “Don Chisciotte della Mancia”, il capolavoro di Cervantes, perché rappresenta la risposta perfetta a una domanda che avrei potuto fare alla protagonista di questa intervista, ma che poi, per pudore o perché conoscevo già quale questa sarebbe potuta essere non ho fatto. E la domanda mai fatta era: Perché ci si dedica anima e corpo agli altri?
E Cervantes, in un modo che non ammette repliche o possibilità di essere fraintesi, ha risposto per conto di tutti coloro che scelgono di donare il loro tempo a chi si trova in condizioni svantaggiate: è l’amore che spinge a farlo.
Di questo e di altro ne parlo con Laura Ulivi Presidente della Cooperativa pistoiese Don Chisciotte.
Ci incontriamo nella sede del Circolo ARCI Niccolò Puccini di Capostrada dove la Cooperativa svolge la sua attività e assieme a Laura trovo ad accogliermi anche il Presidente del Circolo, Ferri Alessandro.
Alessandro, so che per voi è un motivo di particolare vanto aver dato a questa Cooperativa la possibilità di operare all’interno dei locali del Circolo.
È vero. Quando decidemmo di mettere in affitto una parte del nostro spazio, la scelta se optare tra “privati” e “sociale” fu subito chiara. L’essenza stessa di un Circolo come è il nostro fece sì che non servisse quasi neanche discuterne. Fu subito chiaro che era nostro dovere dare quei locali a chi stava portando avanti un discorso importantissimo a favore di giovani svantaggiati. E dunque fu subito scelto la cooperativa Don Chisciotte.
Però so che tutto è fatto secondo le regole e con la corresponsione da parte loro di un affitto.
Certamente. Benché sia chiaro che “corriamo” tutti per il medesimo obbiettivo, non si deve dimenticare che circolo e cooperativa sono due distinte entità anche dal punto di vista fiscale e quindi stipulare con loro un contratto oneroso è stato inevitabile. Poi è ovvio che i rapporti tra noi sono improntati alla massima collaborazione. E aggiungo che quello che il Circolo ha fatto e sta facendo è un qualcosa al quale io tengo in modo particolare. Nella vita ho fatto di tutto, dalla politica al sindacato, però sono situazioni nelle quali si sprecano inevitabilmente sempre tantissime parole. Qui invece di parole ne sono servite poche e i fatti stanno qua a dimostrarlo. E poi quello che entra dall’affitto il Circolo lo utilizza quasi tutto per migliorie che vanno a favore di tutti. Perciò si può tranquillamente dire che quei denari da una parte entrano e dall’altra ritornano in forma indiretta a chi ce li ha dati.
Alessandro, oltre a esservi preso a cuore l’attività della cooperativa, cosa porta aventi il circolo per gli abitanti del quartiere?
Ad esempio di recente abbiamo fatto, come ogni anno, la Befana per 110 bambini con calze, festa, doni e dolci. Poi aiutiamo, anche economicamente “Raggio di sole” che è un’altra associazione che si occupa dei senza tetto. C’è poi la ginnastica per gli anziani, e tante altre iniziative dedicate prevalentemente al sociale.
Torniamo al tema cooperativa e iniziamo a svelare qualcosa. I locali che vi sono stati dati in affitto comprendono?
Il bar all’interno del Circolo, l’uso della cucina e ampi spazi dove somministrare i pasti.
E qui adesso il quadro inizia a delinearsi. Cucina e pasti equivalgono a un qualcosa di ben preciso che caratterizza l’attività della cooperativa. Ma di questo ne parlerà Laura.
Chi è Laura Ulivi? Le domando dopo aver salutato e ringraziato Alessandro Ferri chiamato ad altre incombenze.
Sono un’ex insegnante d’inglese oggi in pensione. Ho fatto una prima esperienza partecipando all’attività di un Gruppo Donne presso il Centro di Salute Mentale, per diventare, sin dal 2006 – data della sua fondazione –una socia della cooperativa Don Chisciotte, della quale ho assunto la carica di Presidente nel 2016, allorquando Marcello Magrini ha lasciato. E questo perché ho immediatamente creduto all’opera meritoria e allo scopo primario portato avanti dalla cooperativa.
Cooperativa la vostra che se non sbaglio è una di quelle classificate di “tipo B”?
Sì, siamo di tipo B, che equivale a quelle cooperative che prevedono l’inserimento al loro interno di soggetti svantaggiati, o come usa dire oggi, diversamente abili.
E si occupa prevalentemente di?
I nostri soci si occupano di gestire un bar, un ristorante e di catering. Il bar e il ristorante hanno appunto sede come detto all’interno del Circolo di Capostrada. Il servizio catering è invece prevalentemente indirizzato verso eventi esterni. Ci siamo nel tempo occupati anche della gestione di un giardino, che poi abbiamo lasciato ampliando la nostra attività alle pulizie condominiali.
Laura mi togli una curiosità? Perché il nome Don Chisciotte?
Non lo so – ammette onestamente – non ero tra coloro che l’hanno scelto. Posso però immaginare che sia legato a qualcosa di molto diverso dal combattere contro i mulini a vento dato che noi ci occupiamo di qualcosa di molto reale. Ciò che noi facciamo non è certo un’attività imprenditoriale, perché dietro e all’interno di essa vi sono storie e persone che si trovano o si sono trovate immerse in vere situazioni di disagio.
Mi sbaglio o sei orgogliosa di ciò che state realizzando?
Assolutamente sì. E lo sai perché? – domanda facendo lei adesso le mie veci – perché abbiamo fatto tutto da soli senza aiuti economici da parte di nessuna “istituzione”. Tutto ciò che vedi è dovuto all’opera dei volontari; e ovviamente dei nostri collaboratori inseriti nella cooperativa.
Collaboratori che sono in numero di?
A oggi sono sette, con alcuni di loro, non importa quanti, affetti da qualche patologia. Ed è questo il nostro vero scopo: dare un’opportunità lavorativa a chi è in questo momento in una situazione di disagio. E credimi, portare avanti un’attività con sette dipendenti stipendiati e assicurati è oggigiorno una vera impresa, specialmente in termini di costi.
Parliamo un secondo di questi ultimi? Hai parlato di patologie. Ovviamente non sono specificatamente queste che ci interessano, ma è indubbio che è per superare queste che voi siete nati e operate. È così?
Certamente. Come ti ho detto la cooperativa è nata nel 2006 grazie a un gruppo di famiglie. Famiglie come tante che però avevano al loro interno ragazzi o ragazze affetti da disagio psichico. Sono state loro quindi che “tirandosi su le maniche” e “mettendo mano al portafoglio” hanno gettato le basi per proporre un’esperienza e un’opportunità lavorativa ai figli, nel tentativo di dare assieme a questa anche un “ritorno curativo”. Poi nel tempo ovviamente le persone di cui ci siamo occupati sono state anche altre, dato che operiamo di concerto con il Centro di Salute Mentale di Pistoia che ci propone degli inserimenti socio terapeutici.
Ed è quindi evidente che per voi ciò che conta non è il profitto ma è il risultato?
Proprio così. Ovviamente far quadrare i conti è indispensabile, ma vedere come il lavoro aiuta i ragazzi è la molla che fa superare ogni avversità.
Hai detto ragazzi, ma qui non ci sono limiti di età mi sembra.
Assolutamente no. Noi abbiamo al nostro interno inserimenti terapeutici di ogni età. Li chiamo ragazzi per puro affetto.
Il lavoro quasi come una cura?
Sì. Quando nacque la cooperativa furono proprio alcuni medici che ci aiutarono a comprendere come fornire ai soggetti di cui volevamo occuparci una qualsiasi attività lavorativa potesse essere anche dal punto di vista sanitario un grande aiuto. E il tempo e i risultati ottenuti hanno dimostrato quanto questo fosse vero. Noi – prosegue – non possiamo tenere chi soffre sotto una campana di vetro pensando con questo di difenderla dal mondo esterno. È il contrario ciò che dobbiamo fare. E noi lo facciamo offrendo loro l’opportunità di stare nel mondo lavorativo in un contesto nel quale il pubblico è il loro principale interlocutore. Ovviamente tutto avviene in maniera ponderata, accompagnando passo passo l’inserimento di chi lavora con noi, affiancando i nuovi a persone già esperte. Ma non è questo ciò che del resto avviene in ogni lavoro?
Hai parlato di disagio psichico.
Esatto. È un qualcosa che all’inizio mette quasi paura lo ammetto. Però quando poi conosci è vivi il problema e le persone, capisci che in realtà queste ultime hanno moltissimo da offrire. E chi frequenta il nostro bar o il ristorante comprende immediatamente quanto sia vero ciò che sto dicendo.
Hai parlato di un nucleo di famiglie e di genitori alla base di tutto. Dopo sedici anni è ancora così?
In parte, perché il tempo che passa ha chiaramente fatto modificare le cose. E poi spesso non regge l’avere genitori e figli a stretto contatto anche fuori dallo schema famiglia. Chi è con noi deve sentirsi libero di fare, imparare e anche sbagliare senza la continua tutela di chi li ama.
Entriamo nel vivo del vostro lavoro. Bar, ristorante, catering. Questo significa lavoro in cucina, servizio al bancone e ai tavoli, organizzazione di eventi.
Il bar è quello del Circolo ed è aperto sette giorni su sette tutto l’anno. Il ristorante invece è aperto a pranzo tutti i giorni feriali. C’è poi il servizio di catering a richiesta. Quest’anno ad esempio l’abbiamo fatto a servizio del Festival Blues. Un grosso impegno come vedi che ci ha dato grande soddisfazione. Lavoriamo da anni a Firenze in occasione di convegni allestendo e preparando per centinaia di persone. E ovviamente facciamo i matrimoni, i compleanni, le comunioni e le varie cerimonie che richiedono questo tipo di servizio.
Quindi il vostro è un volontariato con alla base una grandissima specializzazione nel settore. Non ci si improvvisa cuochi, baristi o camerieri. E non ci vuole molto a capire che il fare catering con successo necessità di moltissima qualità e professionalità.
È verissimo. Da noi abbiamo qualità, capacità, esperienza, oltre naturalmente a tutto quanto è necessario per poter stare a contatto con alimenti e pubblico. Il nostro cuoco è una persona dotata di una grande esperienza esattamente come chi “gestisce” il bar e la sala ristorante. E sono principalmente loro che si occupano di coordinare e istruire le persone che inseriamo nei progetti cogestiti con il CSM di Pistoia.
Progetti cogestiti con il CSM vuol dire operare a monte una selezione?
In parte è così. È chiaro che deve essere la struttura sanitaria a individuare chi può trarre maggior giovamento dall’inserimento in un tipo di attività come la nostra. E generalmente questo modo di operare funziona. Tra l’altro noi spesso siamo stati un punto di partenza e di formazione verso altre simili soluzioni lavorative magari definitive. E i risultati ottenuti sono stati veramente importanti.
Laura, aver fatto l’insegnante aiuta ad avvicinarsi al mondo del volontariato?
Credo che sia principalmente una questione di carattere e di motivazioni. Posso però dire che il mondo della scuola ha purtroppo al suo interno ben presente la componente della disabilità e del disagio giovanile ai vari livelli. E l’essere insegnante ti pone perciò spessissimo dinanzi a questo tipo di situazioni. Impari lì, quasi senza mediazioni, quali sono i problemi che deve quotidianamente affrontare chi ne è affetto e chi deve farsene carico, famiglie ovviamente in primis. E una delle prime cose che saltano agli occhi è che spesso i problemi sono più degli “altri” che non di chi suo malgrado è il soggetto interessato.
Tornando alla vostra realtà lavorativa, come la vivono i clienti?
Come se fossero in un qualsiasi locale di somministrazione. Anche da noi non manca chi si lamenta o non apprezza totalmente. Ma nessuno ha mai posto l’accento sul personale. E questa la considero una grande vittoria. Ma questo serve anche ai ragazzi. In qualche modo li fortifica.
Toglimi una curiosità. Non fate mai apertura per l’ora di cena?
No. O meglio, le cene non fanno parte del normale orario di apertura. Però spesso organizziamo iniziative a tema, ad esempio sui libri o sui colori. E in quel caso gli alimenti e le pietanze servite avevano come tono predominante il colore prescelto per quell’occasione. Oppure facciamo serate vegetariane, sulle erbe spontanee eccetera.
E per l’immediato avete già qualche idea?
Sì. Tre cene musicali con la presenza in sala di un tenore, Luca Pacini, che canterà per i presenti. La prima si è svolta venerdì 7 febbraio sulle musiche di Verdi e di Puccini; la seconda la faremo a marzo sulla canzone napoletana e la terza sulla canzone italiana in generale. E ovviamente i menù saranno in qualche modo “coordinati” con il tema della serata. Aggiungo tra l’altro che questo è un locale privo di barriere architettoniche perché in collaborazione con il Circolo è stato inserito un ascensore per il salone del piano superiore.
Finisce qui l’intervista a Laura Ulivi presidente di una cooperativa che ha per nome quello di uno dei più grandi “folli” della letteratura mondiale, ma che nel coltivare il suo scopo, non ha assolutamente niente di folle.
E in questo suo operare è come il “vero” Don Chisciotte, che insegue tenacemente il suo sogno. Sogno che per gli uomini e le donne della Cooperativa Don Chisciotte di Pistoia è quello di un mondo dove non esistono diversità, ma solamente persone dotate di un diverso modo di sognare.
Per Arteventinews
Enrico Miniati




