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5 Gennaio 2020Un imprenditore italiano truffaldino finisce nei guai e si rifugia in Africa per scappare dai creditori e dalla Stato italiano; si ritroverà a ripercorrere il viaggio della speranza dei migranti richiedenti asilo per rientrare nella sua nazione come clandestino. Atteso come nessun’altro film nella storia del cinema italiano, “Tolo Tolo” di e con Checco Zalone (all’anagrafe Luca Medici) è a tutti gli effetti il solito prodotto a cui ci ha abituato nel corso degli ultimi dieci anni il comico barese, ma è al tempo stesso sorprendente nella sua capacità di raccontare il nostro stringente presente con una commistione di serietà e leggerezza che lasciano spiazzati.
Che Zalone fosse talentoso lo si sapeva, che fosse capace di mutarsi in una vera e propria maschera granitica che si fa riassunto di tutte le tensioni sociali e politiche del nostro presente non era così scontato. La trasformazione, iniziata in questo senso nei titoli precedenti, è qua completa e l’umanità che traspare dagli occhi dell’interprete lo mettono nella galleria dei grandi volti della nostra commedia nazionale.
“Tolo Tolo” è, al netto di qualche frettolosa soluzione visiva e narrativa, un piccolo gioiellino che ricorda a tratti (con tutte i dovuti distinguo) “La vita è bella” e “La tigre e la neve”, i due capolavori di Roberto Benigni, per la capacità del film e del suo interprete di trattare in maniera politicamente scorretta un tema delicatissimo. Gli “attacchi di fascismo” e il finale inaspettato e non-sense sono la ciliegina sulla torta di una commedia che, negli anni, anche i più scettici non potranno non definire importante.
Stefano Cavalli




