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27 Novembre 2019L’affaire Dreyfus è stato uno degli errori giudiziari più clamorosi della storia, sia per l’alto grado ricoperto dalla vittima, sia perché con il senno di poi è diventato decisivo nella deriva antisemita dell’Europa. Nel 1984, il capitano dell’esercito francese Alfred Dreyfus è accusato e dichiarato colpevole di alto tradimento per aver passato segreti militari all’esercito tedesco. L’unico che sembra credere alla sua innocenza è l’ufficiale Georges Picquart che in nome della verità e di un abilmente celato desiderio di fare carriera si batterà con tutto se stesso per far riaprire il caso.
A raccontarci questo fattaccio è Roman Polanski che, su sceneggiatura di Robert Harris (autore anche del libro su cui si basa film), con questo “L’ufficiale e la spia” firma un’opera magistrale, un monumento artistico fondato sull’essenzialità della messa in scena ma che non per questo perde di potenza dal punto di vista visivo. Lo scandalo di una nazione che ribolle rabbia contro il diverso e di uno Stato ipocrita e ferocemente determinato nel non voler ammettere il maltolto è palese già nella narrazione cruda dei fatti ma il regista polacco lo sottolinea con lucida compostezza in maniera a tratti didascalica ma mai ridondante.
Al centro della vicenda, a di là del caso se, moltissimi i temi di interesse: dal sopracitato razzismo e abuso di potere alla forza della stampa nel decorso dell’iter giudiziario (il “J’accuse” del titolo originale corrisponde a quello dell’editoriale che Emile Zola scrisse in difesa del capitano Alfred Dreyfus) e alla falsificazione della verità attraverso quella dei documenti ufficiale.
Vincitore del Gran premio della giuria alla 76° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dimostra ancora una volta la grande lucidità di Roman Polanski che alla soglia dei 90 anni è ancora in grado di dar vita ad opere di straordinaria consapevolezza. Un applauso poi va rivolto ai due interpreti principali: Jean Dujardin è un perfetto Georges Picquart, mentre Louis Garrel è un sorprendente Alfred Dreyfus nel cui corpo vibra la tensione verso la giustizia e il ripristino della verità.
Stefano Cavalli




