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19 Novembre 2019
A Lucca un importante progetto sulla legalità dell’Istituto di Istruzione Superiore “N. Machiavelli”
20 Novembre 2019Al Teatro Borsio di Prato è stato un week end all’insegna della poesia con l’omaggio ad una delle poetesse più apprezzate dal pubblico, “Dio arriverà all’alba” è il titolo dello spettacolo scritto e diretto da Antonio Nobili che ha fatto registrare sold out per tutte e tre le date pratesi.
L’emozione degli spettatori era palpabile già alla vista della scenografia, la poetessa nonché la bravissima Antonella Petrone sulla scena di spalle, seduta sulla sua sedia fissava il muro pieno di appunti e di poesie che ricordava inevitabilmente le pareti della casa milanese della Merini.
Si accendono le luci e si scorge sulla scena la Petrone, bravissima nei movimenti, nelle parole, negli sguardi persino nel suo canonico atto di fumare una sigaretta.
A pochi minuti dall’inizio, l’attenzione viene catturata da una telefonata che riceve Alda, un suo amico e professore universitario sta facendo una ricerca sulla sua poesia aiutato da un assistente, il giovane Paolo, che le chiederà di incontrare poiché a lui è stato assegnato il compito di raccogliere il materiale utile per la stesura del libro con 4 incontri a casa della poetessa.
Alda vive l’attesa per il primo di questi con grande trambusto… non sa cosa aspettarsi, non sa a cosa e dove condurranno… ecco che chiede alla sua Anna di preparare la casa per accoglierlo, due sono le cose fondamentali che non devono mai mancare nel rifugio di un poeta: vino rosso e tulipani, perché i poeti bevono solo vino rosso.
“Quando la incontrai non fu né destino, né un caso… ero assistente di un professore universitario che mi mandò da lei per delle ricerche che gli servivano.”
Lo spettacolo alterna momenti intensi di recitazione a registrazioni in sottofondo con la voce di Paolo… come se si sentisse qualcuno svelare dettagli intimi e profondi.
“Non scrissi neppure una riga… parlammo per ore persi ogni cognizione di spazio e tempo. Mi piaceva, mi attraeva e ne volevo di più fino a che non vidi che Morfeo cominciava ad accarezzarle gli occhi…”
Il primo incontro tra Alda e Paolo fu una vera tempesta, dell’anima. Gli attori tengono la scena con le loro parole, i loro gesti e l’emozione del pubblico diventa reale…
Per quattro giorni i loro cuori si incontrano e le loro anime si parlarono… Paolo più che approfondimento per la sua ricerca ebbe modo di cercare sè stesso, soprattutto di notte, quando insonne fissava il soffitto e non riusciva a non pensare a quella donna.
“Ognuno di noi di notte proietta sul soffitto i propri rancori, i propri ricordi… La porta che aveva aperto suscitava in me stupore… Le sue parole mi sembravano sprecate sulla carta e allora le scolpii sulle lastre di granito della mia anima.”
Sembra quasi di vederla la Merini su quel palco gironzolare e fumare, ma l’istante più commovente è stato quando ha pronunciato uno dei suoi capolavori più grandi:
“Spazio, spazio, io voglio, tanto spazio per dolcissima muovermi ferita: voglio spazio per cantare crescere errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano, quell’urlo di silenzio negli anni che ho toccato con mano.”
Le lacrime per le parole, lo sguardo sognante per la bellezza della poesia, il rammarico per una vita a volte ingiusta… ogni uomo seduto sotto il palcoscenico ha scoperto e trovato l’Alda Merini che ha dentro, fatta di cuore, di emozioni, di vita quotidiana…
Una rappresentazione teatrale all’altezza delle aspettative, carica di emozioni e con uno stimolo a riflettere sul valore delle cose semplici, dalle carezze sui petali di un fiore ad un verso di una poesia capace di emozionare come da sempre hanno fatto le parole della poetessa Alda Merini.
Felisia Toscano







