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28 Novembre 2019Praga non è una città, è un sogno. Un sogno di pietra. Composta da diversi nuclei storici intrisi della propria incantata atmosfera, ciascuno con le proprie leggende e le proprie meraviglie, si estende su una superficie di dieci ettari ed è bagnata dalla Moldava. Questa città che tra il XIV e il XV secolo fu anche la capitale del Sacro Romano Impero conta decine e decine di palazzi nobiliari, più di ottanta chiese e una quarantina di monasteri. Nella città hanno vissuto rabbini, poeti, astrologi e il suo fascino nascosto deriva anche dal suo passato di centro urbano abitato da tre popoli: quello ceco, quello tedesco e quello ebraico.
Nel novembre del 1989 con la caduta del muro di Berlino, quando nei paesi dell’Europa Centrale e Orientale i vecchi regimi comunisti furono rovesciati, Praga ha iniziato il suo percorso di rinnovamento, si è molto occidentalizzata diventando una capitale europea moderna con una economia forte e diversificata. Tutto questo è avvenuto scrollandosi di dosso una politica stagnante sulla quale per decenni è imperversato il rigore spietato dello stalinismo. Praga è una città dove è assolutamente impossibile annoiarsi grazie alla sua vita culturale attivissima. Oltre ai monumenti esistono centinaia di librerie, negozi di antiquariato, moltissime gallerie d’arte con mostre stabili e temporanee. La Galleria Nazionale ha vastissime raccolte sparse in varie sedi nel centro della città. Anche la musica riveste una grande importanza nella vita del popolo ceco, tanto da esistere un proverbio che afferma che ogni ceco è un musicista. In qualsiasi genere musicale troviamo artisti di buonissimo livello.
Durante le vostre passeggiate per la città sarete inondati di volantini che pubblicizzano gli innumerevoli concerti di musica classica del giorno e avrete veramente l’imbarazzo della scelta. Ad ogni angolo, artisti di strada vi incanteranno con i loro strumenti dando prova di grande virtuosismo. Le ultime volte che sono stato in questa città ho organizzato la mia giornata girovagando senza un programma preciso, fotografando qua e là particolari nascosti. Spesso sono salito fino al Castello esplorandone i dintorni o lasciandomi rapire dallo stupendo panorama che si può ammirare dall’alto della collina Petrin. Proprio nel quartiere del Castello (Hradcany) ho percorso il Vicolo d’Oro, la celebre stradina caratterizzata da una fila di variopinti e bassi edifici che inizialmente erano le case delle 24 guardie dell’Imperatore. In seguito diventarono le abitazioni di artigiani orafi (da qui il nome del Vicolo) e, secondo la leggenda, di alchimisti che erano alla ricerca di un modo per trasformare il ferro in oro e di produrre la pietra filosofale. Mi sono lasciato rapire da una curiosità bambina raggiungendo il quartiere di Mala Strana proibito alle auto e dove i turisti raramente arrivano. Ho visitato gli angoli più nascosti e ho atteso il tramonto affacciato al parapetto del ponte Carlo tra decine di statue di santi a guardare scorrere la Moldava e dove di sera il quartiere assume un aspetto magico, quasi irreale.
Altre volte ho aspettato il calar del sole su di una panchina, a fianco della Chiesa di San Nicola nella città vecchia (Staroměstské náměstí), attendendo che i palazzi affacciati sulla piazza diventassero rosso fuoco e le ombre delle guglie sui tetti giocassero con le luci della sera. Spesso mi sono fermato sulle scalinate del Museo Nazionale (Národní muzeum) in Piazza San Venceslao dove accanto alla statua equestre del Santo una croce ricorda il punto esatto nel quale il 19 gennaio del 1969 il ventenne Jan Palach, studente di filosofia all’Università di Praga, si dette fuoco e morì per protestare contro l’invasione sovietica del paese. Ho guardato, dall’alto della scalinata scorrere la vita dei praghesi prima del loro rientro a casa, i marciapiedi affollati, le auto dei turisti, i chioschi dove servono wurstel giganteschi con mostarda e ketchup, i venditori di souvenir.
Così, arrivato il momento della cena, ho scansato la confusione del centro e mi sono addentrato in un dedalo di stradine del quartiere, senza una meta, alla ricerca di una delle taverne tipiche (le «kavarne») che offrono menu semplici e genuini come una Minestra di Gulash (Gulášová polévka) o degli ottimi Wurstel grigliati (klobásy), il tutto annaffiato da un boccale di birra (lager o dark lager non importa, tra decine e decine di tipi, c’è solo l’imbarazzo della scelta). A Praga è d’obbligo una visita anche al quartiere ebraico, uno dei più particolari della città, dove Il Museo Ebraico, gestisce i seguenti siti: la Sinagoga Maisel, la Sinagoga Pinkasova (memoriale dell’Olocausto dove sulle sue pareti sono scritti i nomi di tutti gli ebrei cechi uccisi dai nazisti), la splendida Sinagoga Spagnola, la Sinagoga Klausova, e la Hall cerimoniale. Una visita particolare merita la Sinagoga Vecchia-Nuova dove, secondo la leggenda, il rabbino Jehuda Löw nascose in soffitta la sua creatura, il Golem, gigantesca figura immaginaria plasmata dal fango della Moldava. Sembra che ancora oggi il Golem sia nascosto là.
Nel Ghetto c’è anche il vecchio cimitero ebraico, uno dei più celebri d’Europa. Le migliaia di lapidi ammassate l’una sull’altra, in alcuni punti, formano nove strati di diverse sepolture dove riposano più di centomila ebrei. Le tombe sono all’ombra di alti sambuchi, l’atmosfera è toccante e al tempo stesso spettrale. Ogni volta che sono ritornato in Italia ho promesso a me stesso di visitare nuovamente la “madre delle città” (che è uno dei modi con il quale viene chiamata Praga).
Mi sento come vittima di un incantesimo, un piacevole sortilegio al quale, negli anni, ho sempre preferito non sottrarmi.
Alessandro Orlando




