
A Roma la mafia c’è
23 Ottobre 2019
Guglielmo Marconi perde un occhio
27 Ottobre 2019All’indomani delle pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte Costituzionale sull’ergastolo ostativo, non ho percepito quella reazione che ci sarebbe dovuta essere per una decisione così nefasta.
Si sono fatti sentire i familiari delle vittime. Loro sì e con forza.
“L’ergastolo ostativo ce lo portiamo noi addosso, noi familiari di vittime innocenti” ha dichiarato con forza Rosaria Schifani, vedova di uno dei tre agenti dilaniati con Falcone a Capaci.
La concessione dei permessi premio anche per chi ha l’ergastolo ostativo, rischia di vanificare il lavoro portato avanti da decenni da magistrati e investigatori, molti dei quali hanno perso anche la vita.
Non voglio parlare di “trattativa Stato mafia” o di “papello”, dove si parlava proprio dell’abolizione del carcere duro, ma voglio sottolineare con forza che “premiare” questi terroristi e mafiosi è di fatto anche un gravissimo oltraggio a tutti i morti trucidati da questi criminali assassini. E bisogna evidenziarlo, ribadirlo con forza, terroristi e mafiosi mai pentiti delle proprie vigliacche esecuzioni di morte.
È rimasta impressa a tutti l’immagine di Rosaria Schifani quando dall’altare tuonò contro i mafiosi dicendo “…vi perdono, ma inginocchiatevi…”.
Ecco gli ergastolani in regime ostativo non si sono mai inginocchiati davanti alle leggi dello Stato.
In questi giorni abbiamo ascoltato anche chi esulta per i permessi premio e, anzi, vorrebbe anche di più: l’abolizione del 41 bis.
“Murati vivi”, così si è espresso qualche avvocato in difesa del proprio assistito.
Murati, ma vivi, a differenza di tutti coloro che ormai sono morti e sepolti.
La “murata viva” sarebbe Nadia Desdemona Lioce, la brigatista condannata per gli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi e del sovrintendente della Polizia Emanuele Petri, che sta scontando l’ergastolo in regime di 41 bis. Il difensore ha anche rincarato la dose: “L’unica ragione per cui è murata viva è la ragion di stato”.
“Ragion di Stato”?
Dichiarazioni prive di ogni ritegno, senza un minimo rispetto per le vittime e il dolore dei familiari condannati a vita a versare lacrime.
A caldo, dopo la pronuncia della Consulta, ho scritto sulla mia pagina Facebook: “Anche in questi giorni, ho ricevuto inviti per andare a parlare di mafia nelle scuole.
Come sempre dico sì.
Dopo oggi, però, cosa potrò raccontare ai giovani? Dovrò dire loro che la mafia ha vinto o è meglio fare finta di nulla?”
No! Ai giovani dirò che la mafia e il terrorismo hanno sì vinto questa battaglia ma, una cosa è certa, questi infami stragisti, compresi tutti coloro che sono dalla loro parte, non vinceranno mai la guerra.
Renato Scalia




