
Viva Gavinana! Viva Fiorenza!
6 Agosto 2019
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12 Agosto 2019Sta circolando un articolo del 1985 di Indro Montanelli: “Poliziotto allo specchio” è il titolo.
Il grande giornalista racconta di come, in quegli anni, negli Stati Uniti era considerata la figura degli “sbirri”.
“Sbirro, spione, carogna, figlio di puttana…”. Così gli americani, all’epoca, appellavano i poliziotti, considerati categoria di soggetti che rappresentavano “l’arroganza ed il sopruso del Potere”.
Di conseguenza, gli sbirri si sentivano invisi e vituperati da tutti.
E nel nostro Paese com’è l’andazzo?
Tra le Forze dell’ordine sta covando la percezione, a mio parere priva di fondamento, di essere considerati dall’opinione pubblica “brutti, sporchi e cattivi”.
Una sorta di latente autocommiserazione, causata anche da nefasti atteggiamenti di una politica miope, che rivolge le proprie attenzioni soprattutto a coloro che di brutto, sporco e cattivo hanno l’animo, i criminali.
La visita di un deputato ai responsabili dell’omicidio del carabiniere, o le prossime iniziative ferragostane in carcere lanciano messaggi, ormai più che decennali, mal recepiti e digeriti dalle Forze dell’ordine.
Tempo fa fui colpito da quello che mi disse un agente della polizia penitenziaria: “i politici, durante le ispezioni, parlano solo con i detenuti e non rivolgono neppure il saluto a chi è dietro le sbarre per lavorare. Per noi, ogni volta è uno schiaffo in faccia”.
Gli atteggiamenti negativi nei confronti di chi veste una divisa, per fortuna, appartengono a periodi lontani.
Quando decisi di fare il passo – sembra sia già trascorsa un’eternità – la stima nei confronti delle divise non era così unanime.
Ma qualcosa, finalmente, stava cambiando.
Non ho mai riscontrato grosse ostilità.
Sì, nelle piazze la contrapposizione, in certi casi, era forte, ma l’odio nei confronti degli “sbirri”, però, anche in quei tempi, non era il sentimento della maggioranza della popolazione.
Quello che non potrò mai cancellare dalla mia mente, invece, sono i bellissimi ricordi degli amici, soprattutto operai delle aziende in crisi e sindacalisti, che ho conosciuto durante le manifestazioni e che ancora frequento.
Ero uno “sbirro” della Digos, quindi, per alcuni il peggio del peggio dei cosiddetti “infami”, eppure coloro che erano lì in piazza per difendere il proprio posto di lavoro, non ci vedevano in quel modo.
Il rapporto che si instaurava tra lavoratori e “sbirri” (già non lavoratori ma, per alcuni, “servi del potere”), era mal digerito, soprattutto in certi ambienti.
L’omicidio dell’operaio Guido Rossa, avvenuto a Genova il 24 gennaio 1979, era stato un errore strategico delle Brigate Rosse. Nella stessa organizzazione terroristica non tutti avevano condiviso quell’assassinio.
La morte di Guido Rossa è stata, probabilmente, la svolta.
I nemici del popolo non erano gli uomini in divisa ma coloro che si spacciavano per difensori del proletariato, assassinando vigliaccamente i proletari stessi, non solo quelli in divisa ma anche quelli con la tuta da lavoro.
Considero un errore cadere nell’oblio del vittimismo.
Mi rivolgo alle donne e agli uomini che indossano una divisa.
La gente non odia i tutori della legge, tutt’altro.
Dobbiamo, però, essere onesti intellettualmente ed evitare di difendere l’indifendibile.
C’è sempre qualcuno che tende a generalizzare e non lo fa solo con gli “sbirri” ma anche con gli immigrati, con i rom, con i preti, con i politici, con i giornalisti… e, in questo mondo dei social, ci sarà sempre qualche idiota da tastiera.
Non sono le loro opinioni che contano.
Ciò che conta veramente è il pensiero di Adam e Ramy, i ragazzini eroi del bus di Crema, che fieri di aver ottenuto la cittadinanza italiana, hanno detto: “da grandi vogliamo fare i carabinieri”.
Renato Scalia
“La democrazia è la possibilità di rimettere tutto in gioco” (A. Caponnetto)




