
San Gimignano: «motore!»…«partito!»…«ciak!»…«azione!»….
28 Ottobre 2018
“Muli e conducenti! Tutti presenti! Il legame tra muli e alpini attraverso 120 anni di storia”
4 Novembre 2018Per i non addetti ai lavori un libro che parla d’arte non sempre desta interesse, non affascina se non per le immagini, spesso bellissime e curatissime, che vi sono raffigurate. Ultimamente, mettendo in ordine una parte della libreria, mi è capitato tra le mani e ho riletto un agevole testo che parla della significativa produzione di opere monotipiche del maestro Sigfrido Bartolini e che è interessante non solo per la riproduzione delle opere ma anche per quello che racconta.
I lavori illustrati nella pubblicazione ed esposte alla Villa Smilea di Montale nel settembre del 2013 sono una trentina e abbracciano gli anni che vanno dal 1948 al 1954. Il piccolo catalogo curato da Edizioni Polistampa nacque da un’idea di Alessandro Tomasi (l’attuale Sindaco di Pistoia) e Lorenzo Galligani e riporta interventi della Dott.ssa Elena Pontiggia e del Prof. Siliano Simoncini.
In verità, altre opere editoriali sono state realizzate sui monotipi di Bartolini, ma sfogliando le pagine di “Catturare la vita”, questo è il titolo del catalogo, si scopre qualcosa che va oltre la semplice illustrazione delle opere. Esso ci narra la vita di una Pistoia oramai scomparsa e ci riempie di nostalgia.
Con i suoi monotipi il maestro lascia testimonianza di un’epoca, così descrive paesaggi, campagne, angoli della nostra città, scorci di un quotidiano che riempiono quel periodo e tutta la poesia che ne trasuda. Bartolini osserva ciò che lo circonda, i colori, le forme e si sposta dalle stanze di casa alla piazza del mercato, dal mercato alle vie, dalle vie alla campagna e di nuovo a casa, tra le mura domestiche, immortalando momenti di intimità familiare.
Poi disegna e pittura, tutto riporta su carta fondendo grande passione ed eccellente abilità a una struggente memoria. Bartolini riempie i suoi fogli di figure e scene quasi teatrali, le disegna con la semplicità di un fanciullo perché, come lui ci ha insegnato, solo con gli occhi innocenti di un fanciullo è possibile vedere ciò che è bello.
Dobbiamo andare indietro di alcuni secoli per scoprire che il monotipo veniva già usato nel 1600, l’inventore un certo Giovanni Benedetto Castiglione detto il “Grechetto” era pittore e incisore di Genova. È un procedimento particolare, affinato col passare dei secoli, che consente di usare direttamente il colore ad olio o inchiostro su di una matrice, spesso di vetro (a volte anche di metallo o di plastica liscia o porosa), imprimendo l’immagine sul foglio o il cartone poi passato al torchio.
Il risultato finale, come in qualsiasi altro tipo di stampa, è l’immagine del disegno invertito rispetto al foglio e la riproduzione in una unica copia (monotipo) del soggetto disegnato. Bartolini frequenta la scuola d’arte di Pistoia ed ha come insegnante Pietro Bugiani un altro maestro del novecento. È proprio Bugiani che gli fa conoscere Ardengo Soffici e poi a seguire questi, col quale coltiverà un duraturo rapporto di sincera amicizia, lo presenta a Carrà, Messina, Sacchetti e tanti altri importanti artisti del secolo scorso.
Negli anni Bartolini sperimenta varie tecniche, dall’olio all’affresco, dall’acquerello alla vetrata a piombo. Con le sue xilografie, acqueforti e litografie è considerato uno dei maggiori incisori del novecento. Con i monotipi, però, il maestro riesce a trasmettere un fascino particolare. Questi fogli intrisi di colore, dai segni e dai margini resi imperfetti dal rullare del torchio e in mancanza di meglio, di una bottiglia, ci donano serenità.
Nulla nell’opera del maestro è improvvisato, anche i tratti segnati dal manico di legno del pennello a scoprire il colore per ritrovare il bianco della carta, fissano la semplicità dell’essenziale. La Dott.ssa Pontiggia e il Prof. Simoncini con la loro esegesi critica ci conducono per mano a comprendere il senso profondo dell’opera di Bartolini e il suo amore sconfinato per la vita.
Pistoia nasconde come uno scrigno geloso una variegata moltitudine di tesori d’arte. È una piccola città che ha dato i natali a grandi personaggi, uomini e donne che hanno lasciato un’impronta profonda e che si sono distinti in ogni campo, dalla pittura alle scienze, dalla musica alla poesia. Sigfrido Bartolini è stato uno di loro.
La pubblicazione “Catturare la vita” diventa importante testimonianza di un passato che non è poi tanto lontano. Fissare i ricordi è necessario e vitale, e se è vero che la cultura non si mangia, è anche vero che la cultura fa riscoprire la bellezza e la bellezza, quella vera, aiuta a lenire le profonde ferite di un tempo deforme. Il tempo che stiamo vivendo.
Alessandro Orlando




