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27 Settembre 2018I turisti che visitano Pistoia, scorgono sulla facciata del Palazzo Comunale una testa in marmo nero, sormontata da una mazza in ferro e con attorno al braccio un mazzo di chiavi. La leggenda vuole sia il volto del re Musetto di Maiorca, ucciso dal capitano Grandonio dei Grisilieri, pistoiese ma capitano della flotta di Pisa che conquistò le Baleari all’inizio del XII secolo. Sempre secondo la leggenda, la mazza sarebbe la stessa utilizzata per l’assassinio.
Un’altra tradizione popolare la identifica invece con quella di Filippo Tedici e cioè colui che viene indicato come il traditore di Pistoia. Filippo era il nipote di Ormanno Tedici, un abate assunto a signore della città tra il 1322 e il 1324, a cui si deve un buon periodo di autonomia dalle vicine città di Lucca e di Firenze: autonomia che durò fino a quando venne appunto tradito e spodestato proprio dal nipote, Filippo. Il 5 maggio 1325, giorno di domenica, prima che gli stessi guelfi pistoiesi avessero modo di rendersi conto di quanto stava accadendo, aprì le porte della città alle milizie di Castracani, che occuparono rapidamente l’abitato.
La storia di Pistoia che ricorda Ormanno, l’abate di Badia a Pacciana come fautore di pace in città e nelle campagne intorno a Pistoia, ci descrive invece il nipote Filippo come essere spregevole, ambizioso ed attaccato al denaro. Filippo nel 1325, spodestò lo zio, aprì appunto di nascosto le porte della città al conquistatore Castruccio Castracani, ex capitano di ventura e signore ghibellino di Lucca, in cambio della nomina a Capitano del Popolo, della figlia di Castruccio di nome Dialta e di molte monete d’oro!
Non solo sulla facciata del Palazzo Comunale, ma anche sulla facciata della Chiesa di S.Andrea è visibile una testa di uomo scolpita. A dire il vero, le sembianze della testa sono più quelle di un suino che quelle di un essere umano. La piccola scultura è annerita dal fumo, sembra infatti che in epoca lontana, fosse uso per chi entrava in chiesa, spengere in segno di dileggio la propria torcia sul volto che, sempre secondo una leggenda, raffigura quello del traditore.
Altre teste sono visibili in città, ma la loro attribuzione è discussa e incerta.
Alessandro Orlando






