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Raffaele Capece, scapolo, afflitto da zoppia per i postumi della poliomielite, insegna mandolino, ma non ha mai una lira per i tanti debiti causati dal padre che si gioca tutto al lotto.
Per saldare un debito dovrà eseguire una serenata sotto un balcone e da questo si troverà coinvolto in una serie di delitti legati tra loro da un tema musicale, dai ricordi della guerra, da una enorme somma di denaro, il tutto con sullo sfondo una Napoli in chiave noir e grottesca.
Giallo Napoletano è una commedia che gioca sul filone poliziesco, sempre in maniera grottesca ma anche con forti risvolti drammatici, del resto era l’atmosfera tipica dell’Italia degli anni Settanta in cui specie al Meridione si respirava aria di crisi.
Un’ Italia ancora legata al passato; la persecuzione degli ebrei e le sparizioni di grosse somme di denaro fanno da prologo alla vicenda, insieme a una Napoli che Corbucci dipinge in maniera completamente opposta agli stereotipi della commedia all’italiana a quei tempi tanto di moda.
Una Napoli nera, piena di terrore: qui il mandolino, usualmente conosciuto come simbolo delle serenate, diventa strumento di un gioco pericoloso. Un gioco di delitti, di ricatti, di vendette con vari protagonisti che via via vengono eliminati. Fondamentali i grandi attori come Marcello Mastroianni nelle vesti del professor Capece, un uomo disgraziato e avvilito dalla sua inferiorità fisica, e Peppino De Filippo nelle vesti del padre scialacquatore.
A proposito, ricordiamo che questo fu l’ultimo film girato da Peppino, che scomparve poco dopo. Corbucci è sempre stato un buon regista, anticipatore di tanti temi, qui si abbonda in citazioni e omaggi ai maestri del cinema, dal superesperto del brivido Alfred Hitchcock a Totò, la vera essenza dell’anima napoletana, ridente ma anche molto malinconica.
Il film, nell’intento di ricostruire atmosfere inquietanti e lontane dalla consueta immagine della Napoli solare e canterina, fu girato a Villa Spera al Vomero, una location adatta ai film del “terrore” con i suoi giochi di luce e le sue architetture abbastanza inconsuete e singolari. Giallo napoletano vede il ritorno dopo appena un anno di Corbucci a un soggetto napoletano, infatti nel ’78 vi aveva girato un altro film fortunato “La Mazzetta”.
Giallo napoletano è essenzialmente una commedia in giallo, forte di un grande gruppo di interpreti guidati da un eccellente Mastroianni che si esprime in un napoletano perfetto, e che è coadiuvato da Michel Piccoli, da Ornella Muti, da Renato Pozzetto, che qui fa il commissario, oltre al già citato Peppino De Filippo. Ma ci sono anche tanti altri esponenti della commedia napoletana come Franco Iavarone, Peppe Barra, Carlo Taranto.
Una Napoli molto cupa, poco solare, che fa da sponda a una vicenda di ricatti e di omicidi, con un inizio della pellicola che addirittura accomuna le facce di Hitchcock e Totò, che vogliono simboleggiare una città dove brivido e risata possono convivere.
La misteriosa morte di un uomo di colore mentre Capece esegue una serenata commissionatagli da un ambiguo biscazziere dà il via alle indagini condotte da un commissario lombardo che non ha molto in simpatia i napoletani e meno che mai il professore di mandolino.
Dopo la morte violenta del biscazziere Capece viene minacciato perché due brutti ceffi sono interessati a quella misteriosa musica che lui doveva eseguire e che sembra sia un canto preludio di morte.
Il soggetto del film è dello stesso Corbucci, qualcuno vi ha visto dei riferimenti a Profondo rosso di Dario Argento, che allora andava tanto di moda. Vedi un delitto assai remoto nel tempo con un cadavere murato dietro una parete e poi il presentare la soluzione finale in una villa liberty che appunto può ricordare la Villa Scott della pellicola di Argento.
Molto importante la musica dovuta a Riz Ortolani, una colonna sonora che contrassegna i vari delitti, inoltre si sente una voce che dice “Scemuniti”e sembra voler prendere in giro il pubblico un po’ preso dall’atmosfera pesante della storia.
Anche in questo caso il film farà scuola, qualche anno dopo una voce artefatta sarà utilizzata dai Goblin in Tenebre, una commedia che fa ridere ma che intriga come “giallo” e che merita di essere riscoperta.
Giuseppe Previti




